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Live Nation Italy

5 motivi per cui dovremo tutt* ascoltare il nuovo album di Lana del Rey

“Blue Banisters” è fuori ora!

di Lucia Addona

Let’s keep it simple, babe/Don’t make it complicated” canta Lana in una delle 15 nuove canzoni contenute nel suo ultimo lavoro pubblicato oggi, “Blue Banisters”. Queste parole ben rappresentano il tono e le sonorità che il disco ci riserva: arrangiamenti essenziali che esaltano la sua voce protagonista, lasciando così spazio importante anche ai testi, più intimi e sinceri che mai.
Il 2021 è stato sicuramente un anno pieno di impegni in studio per l’artista americana, l’ottavo album è stato infatti pubblicato solo a qualche mese di distanza da “Chemtrails Over The Country Club”, motivo per cui i parallelismi risultano scontati ma inevitabili. Eppure, questi due album, che molti avrebbero voluto definire “fratelli”, sono tanto in sintonia quanto diversi. 

Ma quali sono i motivi per cui dovremmo ascoltare “Blue Banisters”?

1. I singoli che ne hanno preceduto l’uscita

È cosa nota che questo album abbia cambiato diverse date di uscita e diversi titoli, ma fortunatamente nell’attesa Lana non ci ha lasciato troppo con il fiato sospeso, pubblicando ben 4 singoli di lancio: la title track “Blue Banisters”, “Text Book”, “Wildflower Wildfire” e “Arcadia”. In occasione dell’uscita di questi brani la cantautrice ha affermato che non ha mai sentito la necessità di spiegare la sua storia, ma che questo album ce la racconta: “credo che si possa dire che questo disco narra di com’erano le cose, cosa è successo e cos’è di conseguenza cambiato adesso. Le prime tre canzoni fanno riferimento agli inizi, [Arcadia] suggerisce qualcosa del mezzo e il resto del disco vi farà ascoltare dove siamo oggi”.

2. I nuovi produttori

Contrariamente ai lavori precedenti (incluso Chemtrails), Lana non ha scelto il frequente collaboratore Jack Antonoff per questo disco. Inizialmente una prima bozza prevedeva il suo intervento, ma il progetto è stato poi archiviato a favore della versione che sentiamo oggi. Al suo posto una rosa di importanti produttori che hanno a loro modo influenzato positivamente il sound di “Blue Banisters”, per citarne alcuni: Gabe Simon, Drew Erickson e Mike Dean, che ha recentemente lavorato a “Donda”. Questo interessante mix ha portato le sonorità a spostarsi da quelle incentrate esclusivamente su folk, country, jazz che abbiamo sentito ad inizio anno a degli arrangiamenti più inclusivi e coraggiosi, che hanno portato Lana fuori dalla sua comfort zone non stravolgendone però le peculiarità, rimanendo dunque fedele a sé stessa.

3. Molte delle registrazioni risalgono al periodo di “Ultraviolence”

Anche se il processo creativo è stato influenzato dagli avvenimenti degli ultimi anni, è curioso scoprire che alcune canzoni sono nate da registrazioni di oltre 7 anni fa. “Living Legend” e “Cherry Blossom” risalgono infatti al 2014, periodo in cui Lana stava lavorando ad “Ultraviolence”. Se andiamo a vedere, ben un terzo del disco nasce in quel periodo, cosa che potrebbe risultare teoricamente dissonante affiancata ai nuovi brani, tuttavia il risultato è più che coerente. A questo proposito ha detto: “il criticismo mi ha spinta ad esplorare a fondo il mio albero genealogico, di scavare a fondo dentro me stessa senza dar conto agli scetticismi, diventando così una donna più consapevole”.

4. La collaborazione con Miles Kane in “Dealer”

Poche persone sanno che nel 2017 è stato quasi pubblicato un disco collaborativo tra Lana Del Rey e The Last Shadow Puppets, il gruppo di Alex Turner degli Arctic Monkeys e Miles Kane. I motivi per cui non abbiamo mai avuto il piacere di ascoltare le loro canzoni non sono stati resi noti, ma in “Dealer” (e “Thunder”) abbiamo finalmente l’assaggio che stavamo aspettando da anni. Nella traccia numero 9 possiamo sentire degli uncredited vocals (ma comunque riconoscibilissimi) di Miles durante il brano. Che non sia questa l’occasione giusta per convincerli a rilasciare il disco?

5. "Sweet Carolina” scritta con il padre e la sorella

Il fatto che sia un album emozionante e personale è ulteriormente sottolineato dall’ultima canzone in scaletta: “Sweet Carolina”, scritta con il padre Rob, la sorella Chuck e l’amica Alana Champion. Pianoforte e voce sono ancora una volta protagonisti assoluti, anche se è impossibile non menzionare il testo che alterna momenti profondi a scelte “alternative” rispetto al resto del disco: “You name your babe Lilac Heaven/After your iPhone 11/Crypto forever"/screams your stupid boyfriend/Fuck you, Kevin”.

E così, Lana riesce a sorprenderci ancora.

Serve aggiungere altro?

Ascolta adesso "Blue Banisters":